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Concorrenza

Patto di non concorrenza

Il patto di non concorrenza è una clausola contrattuale che può essere redatta di comune accordo fra datore di lavoro e dipendente; essa limita la facoltà del dipendente di svolgere attività professionali in concorrenza con l'azienda, a seguito di una cessazione del rapporto di lavoro.
Il lavoratore che viola tale patto può essere accusato di concorrenza sleale, mentre l'azienda che lo assume di concorrenza parassitaria. Il datore può chiedere l'applicazione di una penale prevista nel precedente contratto di assunzione, e al giudice di ingiungere l'inibizione all'espletamento dell'attività lavorativa in violazione del patto.
Se praticato da un insieme di aziende in competizione, le stesse si impegnano reciprocamente a evitare incrementi del costo del lavoro. Le aziende rifiutano di fare controproposte a quanti si presentano con un'impegnativa di assunzione in un'altra azienda, chiedendo un miglior trattamento, evitando così di assumere personale già formato e con esperienza presso concorrenti.
AQ investigazioni, dispone di personale altamente qualificato operante in tutto il territorio nazionale capace, ove vi sia necessità, di dimostrare l’esistenza di un patto valido e la violazione dello stesso, consigliando al cliente, tramite il supporto di professionisti in materie giuridiche, il miglior intervento per qualsiasi caso.

Concorrenza sleale

La concorrenza sleale, in ambito economico-produttivo, utilizza tecniche, pratiche, comportamenti e mezzi illeciti per ottenere un vantaggio o arrecare danno ai competitori.
L'utilizzo di nomi o marchi che ricordano quelli di altre aziende (contraffazione) o la diffusione di informazioni che gettano discredito sulle attività dei concorrenti, solo l’esempio di concorrenza sleale più comune e frequente insieme al fenomeno del dumping (procedura di vendita di un bene o di un servizio ad un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita).
Un'ipotesi che spesso viene portata all'attenzione della magistratura è quella della cosiddetta concorrenza sleale confusoria, che si verifica quando si utilizza il medesimo marchio di altra azienda a fini di sviamento della clientela. La giurisprudenza ritiene che in tale ipotesi il danno è in re ipsa, proprio ad indicare che non è richiesta una prova del danno, in quanto lo stesso fatto è di per se considerato un danno.
AQ investigazioni, attraverso strumentazioni altamente tecnologiche, all’avanguardia e l’impiego dei suoi professionisti altamente qualificati è in grado di tutelare i suoi clienti, stroncando i casi di concorrenza sleale e garantendo agli stessi la difesa del proprio brand.

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